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Intervista a Padre Natale

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Padre Natale Paganelli, tornando da Roma, si è fermato a Castiglion Fiorentino portando una buona notizia: “Sarà Lui il nuovo vescovo di Makeni”.

Padre Natale e Papa Francesco

Durante la visita gli sono state consegnate le maglie e gli altri indumenti donati dalla società US Arezzo affinché lo stesso padre Natale possa portare tutto in Sierra Leone in occasione del suo prossimo rientro nel paese africano.

Di seguito è riportata l’intervista a padre Natale che parla della nuova sfida che è chiamato ad affrontare ed aggiorna tutti i benefattori sulla situazione attuale in Sierra Leone, adesso che l’epidemia dell’Ebola sta finalmente allentando la morsa.

Padre Natale Mario Agnelli Don Giuliano Faralli
“Sono amministratore apostolico da tre anni e mezzo, la diocesi già la conosco, sono da dieci anni in Sierra Leone e quando mi è arrivato il primo accenno, avrei preferito rimanere solo amministratore apostolico e non diventare vescovo. Prima di tutto perché temevo una possibile reazione negativa da parte dei sacerdoti locali e poi perché i miei piani erano diversi: non volevo restare molti anni ancora in Sierra Leone, avrei finito il mio servizio di amministratore apostolico per poi essere spostato in un altro paese.

Papa Francesco ha preferito invece che si andasse in un’altra direzione, lui stesso ha premuto perché io sia il nuovo vescovo di Makeni. In realtà la mia circoscrizione vescovile sarà in Algeria, ma sarò amministratore apostolico a Makeni. Questo perché dopo il momento di crisi con il rifiuto del precedente vescovo, il Papa tiene la diocesi sotto il proprio diretto controllo e responsabilità ed agisce tramite un amministratore apostolico.

La grande sfida che lo stesso Papa Francesco mi ha confidato mercoledì scorso è quella di iniziare un processo di riconciliazione tra le quattro diocesi in modo che un domani possa essere nominato un vescovo locale, sierraleonese. Il fine della nostra azione missionaria è quello di dare in mano al clero locale anche l’autorità di vescovo.

Quando è stato annunciato, il 18 luglio in cattedrale, che il vescovo sarebbe stato trasferito e che io sarei stato confermato come amministratore apostolico con però carattere vescovile, la reazione, a sorpresa, è stata molto positiva.

Da parte dei laici mi aspettavo una simile risposta perché era da molto tempo che insistevano, ma per quanto riguarda la reazione del clero era un’incognita e una preoccupazione che poi si sono rivelate essere infondate.

Sarò probabilmente consacrato il 31 di ottobre a Makeni e proprio quella sarà l’occasione, incontrando gli altri vescovi e molti sacerdoti delle altre diocesi, per il primo passo del cammino di riconciliazione.”

“L’epidemia dell’Ebola sta andando verso la fine, sono trascorsi molti giorni continuativi senza nuovi casi. Alcuni giorni fa il presidente ha eliminato le ultime restrizioni che erano state introdotte per evitare il contagio. Si potrà tornare a giocare a calcio e praticare gli altri sport, si potrà frequentare luoghi di aggregazione ed anche le okada (moto taxi) potranno tornare a circolare. Rimangono ancora poche restrizioni, tra cui il mercato la domenica, ma la vita sociale sta rinascendo e anche le attività pastorali potranno ritornare alla normalità.

Nonostante il virus si sia placato, l’Ebola resterà comunque in Sierra Leone. Nei paesi in cui vi è stato il contagio non è mai scomparsa definitivamente e di tanto in tanto qualche caso si ripresenta. E’ come se il virus vivesse nella foresta e tornasse per mietere alcune vittime.

Da pochi giorni sembra che sia stato scoperto un vaccino, è una notizia positiva, ma il problema che mi sono posto subito è chi lo pagherà. La gente non ha soldi e non penso che il governo possa avere fondi per vaccinare l’intera popolazione negativa (chi ha già avuto il virus non può essere vaccinato).

Considerate che, in Sierra Leone, non sono ancora iniziate le vaccinazioni per l’epatite B anche se il vaccino è disponibile da anni e la malattia è molto diffusa (colpisce il 20% della popolazione sierraleonese). Questa percentuale è stata scoperta anche in relazione all’Ebola, il virus infatti ha attaccato maggiormente quelli che avevano problemi epatici.

AiutiIl nostro vantaggio è che nell’ Holy Spirit Hospital abbiamo un laboratorio analisi finanziato con 250.000 euro dalla Conferenza Episcopale Italiana, grazie ai fondi dell’8x1000. Il laboratorio è già funzionante e l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata ci aiuta sia per il training dei nostri tecnici locali sia per fornire i reagenti. Noi saremo pronti, quando tutti andranno via una volta dichiarato il paese Ebola Free, ad affrontare eventuali casi di emergenza, eseguendo il test su eventuali casi sospetti ed isolando la famiglia o il villaggio dove il caso si sarà verificato.

Proprio in questi giorni stiamo firmando un contratto con un tecnico del Camerun che è stato formato a Tor Vergata, in modo da avere qualcuno che conosce tutti i macchinari e le metodologie per eseguire il test e permettere che entro tre anni i nostri tecnici siano completamente autonomi.

Abbiamo un altro progetto, appoggiato dal ministero degli esteri, per arrivare ad avere una banca del sangue abbinata ad un laboratorio che possa effettuare anche le analisi e possa fornire un sangue sicuro a chi necessiti di una trasfusione.

L’edificio del reparto della maternità è finito, sta arrivando dagli Stati Uniti una sala travaglio e entro la fine dell’anno potremo inaugurare anche questo nuovo reparto e magari anche uno di neonatologia.”

“Per quanto riguarda gli orfani dell’Ebola, stiamo procedendo su due linee.

Da una parte vi è un progetto pilota finanziato dal 8x1000. Abbiamo scelto 90 orfani e stiamo aiutando con 1000 euro ogni famiglia che ha adottato un bambino per iniziare un piccolo business. Questo denaro deve servire parte per la scuola, parte per il cibo e una parte per iniziare a far crescere la famiglia, così che l’aiuto possa durare negli anni. La Commissione Giustizia e Pace della diocesi segue il progetto e le 90 famiglie.

Inizialmente a qualcuno era venuta l’idea di costruire degli orfanotrofi, io mi sono opposto fortemente perché culturalmente non credo possa essere la soluzione: la famiglia deve accogliere l’orfano anche se purtroppo a volte viene utilizzato per lavori e diventa quasi un “servetto”.

In Sierra Leone non è come in Italia, non è difficile adottare, non si devono chiedere particolari permessi e non si devono compilare documenti, occorre e basta portare in casa il bambino o il ragazzo a cui poi viene cambiato anche il cognome.

L’altra linea, quella più importante, in cui rientra anche il prezioso aiuto della “Associazione Solidarietà in Buone Mani”, riguarda tutti gli orfani di cui siamo a conoscenza. Garantiamo un sussidio mensile a tutte le famiglie che adottano. Tale aiuto comprende la copertura delle spese scolastiche ( spese per uniforme, libri, ecc.) , prevede la consegna di un sacco di riso da 25 kg ogni mese ed una somma in denaro per la salsa. In questo modo la famiglia può ricevere mensilmente un importante contributo per il bambino che ha adottato.”

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